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mercoledì 2 luglio 2008

INTERVISTA A MASSIMO PIETROSELLI


MASSIMO PIETROSELLI



Oggi abbiamo il piacere di intervistare Massimo Pietroselli scrittore di gialli e fantascienza già vincitore del premio Urainia nel 1995 con MIRAGGI DI SILCIO e del premio Tedeschi nel 2005 con IL PALAZZO DEL DIAVOLO.
Nel 2007 ha pubblicato LA PORTA SULLE TENEBRE edito da Mondadori

Il suo blog lo potete trovare qui




BG: Fantascienza o Gialli? Quale genere preferisci?

MP: Non ho preferenze. Faccio solo distinzioni tra scrittori, non tra generi. E' un po' come il caviale e l'aragosta: sono diversi, ma mi piacciono entrambi. (Questo è Sean Connery-James Bond, citato a memoria).


BG: Hai vinto sia il premio Urania sia il premio Tedeschi. Come è cambiata la tua vita di scrittore dopo questi due successi?

MP: In nessunissimo modo. Non è il premio in sé a cambiarti le cose, ma la costanza. Tra il premio Urania e il premio Fantascienza.com sono passati nove anni, duranti i quali sono andato a letto presto, per dirla con Noodles, producendo solo racconti e articoli vari. Però ho continuato, ho insistito, ho seguito le mie ispirazioni. Solo così si continua a pubblicare. La prima versione de "Il Palazzo del Diavolo" la scrissi nel '98: mancava qualcosa. Nel 2005 trovai cosa mancava: il personaggio di Quadraccia. L'ho aggiunto e ho vinto il Tedeschi.

BG: E' utile partecipare ai concorsi letterari? A quanto pare si...

MP: Utilissimo. E' indubbio che un premio Urania o un Tedeschi ti danno una visibilità notevole, che un esordiente non potrebbe avere diversamente.

BG: Quali sono le regole per scrivere un buon giallo?

MP:Oddio! Anzitutto leggere molto. Wright, meglio noto come Van Dine, in seguito a un esaurimento nervoso lesse decine e decine di gialli, poi si disse: "se questo è il livello medio, forse posso scriverne uno anch'io", e inventò Philo Vance. Inventò anche le regole per scrivere un giallo, superatissime. Simenon le violò tutte, dandoci Maigret.

Come si vede, non esistono regole per scrivere un buon giallo. Ampie letture, personaggi interessanti (non "credibili": Nero Wolfe non è credibile, e nemmeno Marlowe, con buona pace di Chandler: ma sono moooolto interessanti), ambienti vivi, coinvolgenti. E quel pepe che spinge il lettore a girare le pagine, che sia una caccia all'uomo o il mistero di un delitto in una camera chiusa.

BG: In Italia si pubblica tanto ma si legge poco. E' possibile invertire la "rotta"?

MP:Tanto per cominciare, vorrei sapere quanto poco si legge. Nel senso, come vengono fatte queste statistiche? Che campione si sceglie? Quali sono esattamente le domande? I libri acquistati in edicola vengono considerati o no?

Ma supponiamo che sia così, che davvero in Italia si legga meno che altrove. Bè, una ricetta per invertire la rotta io proprio non ce l'ho.

Però, prendiamo i gialli. C'è stata un'esplosione, negli anni scorsi, di gialli di autori italiani. Solo che non si chiamano gialli, guai a chiamarli gialli: si chiamano noir.

Noir! La parola magica. "Cosa stai leggendo?" "Un noir". Fa più chic che dire: "un gialletto."

Ma il lettore vuole leggere un giallo o un noir? This is the question.

Dopo tonnellate di storie ambientate nelle metropoli degradate, con poliziotti alcolizzati perché la moglie li ha lasciati oppure la figlia li ha mandati a cagare (o entrambi), con un sottobosco di drogati travestiti puttane dal cuore d'oro astuti finanzieri dal cuore di pietra, il lettore si sarà mica chiesto: "Ma quasi quasi mi leggo un'Agatha Christie"?

Io davvero non capisco: uno mica va in ferie in una borgata, uno va in ferie al mare, in montagna... fatto sta che negli ultimi tempi i gialli italiani stanno subendo, mi dicono, un calo.

Agatha Christie no. E nemmeno Ellery Queen.

Un romanzo non ha bisogno di essere realistico, soprattutto se "realistico" significa: "aderente a quel che ci propina l'attualità." L'attualità domani sarà roba vecchia, buona per incartarci le uova al mercato.

Io penso che, nella perenne lotta tra il romance e il novel, per dirla con i termini della querelle ottocentesca, bisogna tornare al romance. Al romanzesco.



BG: Che cosa deve fare uno scrittore esordiente per uscire dall'anonimato?

MP: Partecipare ai premi è un buon modo.Un altro modo è scrivere qualcosa di originale, di personale, di non copiato da altri autori. Aiuta.


BG: E' possibile oggi in Italia vivere scrivendo?

MP:In generale mi sembra piuttosto difficile: oggi in Italia è dura vivere con uno stipendio regolare, figurarsi scrivendo! D'altronde, credo che sia un problema comune anche nel resto del mondo. Philip Dick raccontava di essere costretto a comprare carne di seconda scelta per mangiare, e veniva guardato male perché quella carne veniva usualmente data ai cani, non agli esseri umani. "Ma questa roba la mangia lei?" gli diceva il macellaio.

Insomma, per ogni scrittore che fa il nababbo, penso che ne siano molti che sono obbligati a considerare la scrittura un secondo lavoro.


BG: Quando inizi a scrivere un romanzo quali sono i passaggi che segui?

MP: Anzitutto, frullo e rifrullo nel cervello le suggestioni che mi hanno colpito e che di solito vengono da altri libri, mai dalla cronaca. Successivamente, butto giù il canovaccio, ovvero grosso modo la storia. Poi mi dedico ai personaggi: nome cognome data di nascita aspetto fisico, che di solito prendo dai quadri. Che so, quel tipo laggiù in quel quadro di Lautrec: aggiudicato!

Poi penso bene alle prime trenta, quaranta cartelle.

Quando ho tutto questo, comincio a scrivere.



BG: Raccontaci qualcosa di RomaGialloFactory

MP: Ah, questa è dura. E' come il tempo per Sant'Agostino: se nessuno mi chiede cos'è, lo so; ma se qualcuno me lo chiede, non lo so più. Per quanto mi riguarda, è un gruppo di persone con interessi comuni, che si divertono a ritrovarsi di tanto in tanto, spesso in luoghi pubblici, per parlare e polemizzare di quel che amano fare: scrivere e leggere gialli. A volte, da questi incontri nascono idee per manifestazioni, happening... abbiamo anche un blog (romagiallofactory.blogspot.com) dove si parla di varie amenità e vengono pubblicizzati gli incontri e le presentazioni dei nostri libri. Ecco perché il gruppo richiede il domicilio a Roma o dintorni: non per volontà di escludere, ma solo perché è conditio sine qua non per poterci incontrare faccia a faccia. Se ci fosse uno scrittore così pazzo che, pur abitando a Torino, dicesse: "voglio far parte del vostro gruppo, prendo l'aereo e vengo lì", sarebbe il benvenuto. Credo.



BG: Meglio la Roma di fine ottocento dei tuoi romanzi o la Roma attuale?

MP: La Roma di fine Ottocento! Una volta c'era il porto di Ripetta, adesso al suo posto c'è un cubo che protegge l'Ara Pacis. E al posto delle supposte di Via della Conciliazione, c'era la Spina di Borgo. Ahimé! Piemontesi e fascisti hanno distrutto una città, con la complicità dei nobili romani, che si sono venduti tutto. Immagina se avessero lasciato la Roma del 1870 com'era, e intorno ad essa avessero edificato la Roma moderna...


BG:Quali si sono i tuoi prossimi lavori in cantiere?

MP:Qualche racconto in antologie prossime venture. Attualmente sto scrivendo la terza puntata dei miei gialli nella Roma ottocentesca, il cui spunto iniziale è un orologio a forma di teschio. Poi c'è un progetto particolare, un giallo storico completamente diverso per epoca e personaggi, per il quale sono alla ricerca di un editore. E coltivo sempre l'idea di un romanzo ambientato nella Roma del 1600. Avrei anche un paio di romanzi di fantascienza ben delineati come struttura, ma va' a trovare un editore!


BG: Come concluderebbero questa intervista i tuoi personaggi?

MP: Né l'ispettore Corrado Archibugi, né l'ispettore Onorato Quadraccia avrebbero mai rilasciato un'intervista! Però, se gliel'avessi chiesta al duro, cinico e ignorante Quadraccia, lui ti avrebbe risposto come un suo collega cinematografico: "I pareri sono i coglioni: ognuno ha i suoi."

Che poi, è il miglior epitaffio anche a questa, di intervista.


Grazie a Massimo per la disponibiltà

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